
Il digiuno è saper dire no
Nelle fasi di crisi, le aziende cercano di risparmiare in ogni modo possibile. Ryanair, ad esempio, aveva seriamente valutato di eliminare i sedili e offrire solo posti in piedi, riducendo i bagni di bordo da tre a uno solo — del resto, per un volo medio di 90 minuti, sarebbe bastato. Per fortuna, l’autorità dell’aviazione civile ha bloccato questi progetti. Quando la liquidità scarseggia, servono tagli rapidi: non basta eliminare qualche posto di lavoro. Bisogna ridurre i costi fissi e di servizio, rimandare gli investimenti, snellire i processi, esternalizzare dove possibile. Nel linguaggio aziendale si chiama lean management — che è, in fondo, il digiuno delle imprese. Rinunciare a qualcosa per uscirne più forti. E la grande scoperta è questa: si può fare diversamente. Digiunare non significa semplicemente smettere di fare qualcosa, significa cambiare — cambiare le abitudini, le routine, i modi consolidati di agire.
C’è però un ambito in cui non si può — e non si deve — tagliare: l’innovazione. È il futuro di ogni azienda. Il motto “dobbiamo risparmiare a tutti i costi” porta dritto a un vicolo cieco, ovvero a una vera e propria “malnutrizione intellettuale”. Una formazione mirata delle persone genera coinvolgimento e apre la strada all’innovazione, creando le condizioni perché tutti la portino avanti insieme. Solo così l’organizzazione diventa snella ed efficiente — senza ridursi a uno scheletro. Perché il digiuno non è inazione: è un nuovo approccio alle abitudini radicate. Non è immobilismo, è trasformazione.
Cosa significa davvero digiunare? Rinunciare alla carne, all’alcol o ai dolci? O esiste anche un altro modo di “digiunare”? Una rivista mensile ha voluto approfondire la questione e ha incontrato lo psicoterapeuta Dott. Elmar Teutsch per parlare di questa antica pratica e di cosa significhi, oggi, allenarsi alla rinuncia. Perché digiunare significa cambiare.
Di seguito trovate alcuni estratti dell’intervista sul digiuno nella quotidianità, tratti da una versione aggiornata del testo originale:

Immagine: estratti dall’intervista
Riproduzione: TELOS
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La quaresima cristiana è rimasta viva fino ai giorni nostri. Dal mercoledì delle Ceneri al Venerdì Santo si digiuna: per quaranta giorni i cristiani rinunciano alla carne. Oggi si è fatto spazio anche l’astensione da piaceri come i dolci o il caffè, o da sostanze come il tabaco e l’alcol. Un colloquio con lo psicoterapeuta Dott. Elmar Teutsch >>, fondatore dell’istituto di psicologia TELOS di Bolzano, sull’abitudine di esercitarsi nella rinuncia.
Domanda: Dott. Teutsch, rinunciare e privarsi: con il costo della vita in continuo aumento, non sono già molte le persone costrette a farlo? La privazione non è già la norma? Chi vuole ancora rinunciare volontariamente?
Dott. Elmar Teutsch: A cosa rinunciamo, in fondo, conta poco — l’importante è che sia difficile. Ha a che fare con il concetto di dipendenza: la libertà è poter fare una cosa, ma non dover necessariamente farla.
D: Esistono hotel per il digiuno, weekend, workshop e corsi dedicati. Serve davvero un aiuto esterno per una scelta del genere?
Elmar Teutsch: Un mio collega medico accompagna più volte all’anno un gruppo di persone in un percorso di digiuno. Per cinque giorni rinunciano completamente al cibo solido: sono ammessi solo tè e brodo non salato di verdure. Un digiuno così intenso può provocare vertigini e mal di testa, quindi ha senso affrontarlo in gruppo. Durante la normale vita lavorativa, digiunare può essere complicato. Detto questo, se un programma guidato o un soggiorno in un hotel per il digiuno diventano estremamente costosi, consiglio di fare attenzione: qualcosa non torna.
D: Saper dire no non è solo rinunciare a qualcosa di materiale — significa anche dire no alle persone vicine, alla famiglia, agli amici. Le donne lo trovano più difficile degli uomini?
Elmar Teutsch: Sì, nella maggior parte dei casi. Senza voler giudicare: ha a che fare con la disponibilità al confronto diretto. Nell’educazione tradizionale, alle bambine veniva sempre chiesto di essere più obbedienti dei bambini. Anche se per fortuna questa “obbedienza” forzata sta lentamente cedendo, nel mondo femminile il no arriva ancora spesso in modo indiretto — come la emicrania quando non c’è voglia di intimità, o il distacco affettivo al posto di un confronto aperto. È un peccato: per la donna stessa e per la relazione. Solo attraverso un confronto aperto si apre la possibilità di cambiare davvero.
D: E al di là dei piaceri quotidiani, da cosa altro ha senso digiunare?
Elmar Teutsch: La quaresima significa lasciar andare i comportamenti abituali, congedarsi dalle piccole abitudini quotidiane. Le occasioni sono infinite — ad esempio il digiuno dalla televisione, che raccomando spesso. Ma anche certi modi di relazionarsi in coppia. Quando il disco rotto dei reciproci rimproveri non si ferma mai, il dialogo strutturato tra i partner è uno strumento efficace per digiunare dalle accuse.
D: Come funziona concretamente questo metodo?
Elmar Teutsch: In sintesi: una volta alla settimana i due partner si siedono insieme e uno dei due inizia a parlare — usando esclusivamente messaggi in prima persona: come si sente, come sta, cosa prova. Ha a disposizione 20 minuti, senza interruzioni. Poi tocca all’altro. Dopodiché ci si separa e per il resto della settimana si parla solo delle cose pratiche di tutti i giorni. La settimana successiva si ricomincia.
D: E i risultati?
Elmar Teutsch: Quando viene portato avanti con costanza, i risultati sono straordinari. Non tutte le coppie ci riescono subito, però. Per questo ciascuno dei due riceve un quaderno di lavoro personale con tutte le indicazioni necessarie, in cui annotare i singoli colloqui con la preparazione e le riflessioni successive. I primi due incontri li conduco direttamente qui all’istituto, in modo da poter supervisionare il processo e garantire che i colloqui funzionino. Dopo le prime due sessioni, la coppia prosegue da sola. Dopo altri cinque incontri si fa un nuovo riscontro con noi, e nell’arco di circa tre mesi il nuovo canale di comunicazione si consolida da solo. Le opportunità che si aprono per la relazione sono straordinarie.

Un eterno tran tran senza meta e senza senso? È il momento di fermarlo.
Create il vostro “stop interiore” e puntate sul lean management in azienda e sulla ridefinizione delle abitudini superate nella vita privata.
Foto: TELOS
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Abbandonare le vecchie abitudini è difficile almeno quanto rinunciare a un bicchiere di vino o al caffè. Per troppo tempo abbiamo portato con noi il peso dei vecchi schemi. Ma se lo si vuole davvero e si applicano i consigli che abbiamo condiviso in questa serie, si può riuscirci anche in ambito professionale.
Se avete la sensazione di essere davvero bloccati, se da tempo sentite un’insoddisfazione di fondo — nel lavoro o nella vita privata — se la gioia di vivere si è affievolita e avvertite che così non si può andare avanti, è il momento di cercare un aiuto professionale. Potrete affrontare le questioni aperte e risolverle in modo duraturo.

La consulenza personale e il coaching professionale aprono nuove prospettive.
Nella foto: la nostra direttrice dott.ssa Magdalena Gasser e il Dott. Elmar Teutsch
Foto: TELOS

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dott.ssa Magdalena Gasser
Direttrice dell'istituto | Sviluppo del personale | Coaching