
I primi momenti di sollievo possono cominciare a farsi sentire.
Cerchiamo! Di fronte a una perdita, la reazione naturale dell’essere umano è mettersi a cercare. Vale per gli oggetti, per gli eventi e, allo stesso modo, per le persone care. È questo uno dei tratti distintivi della terza fase del lutto: il defunto viene cercato — consapevolmente o no.
Nella terza fase del lutto, chi è rimasto cerca il contatto con il defunto — attraverso rituali, come apparecchiare ancora il suo posto a tavola, oppure attraverso sogni a occhi aperti e altri gesti simili. In questa fase è tipico un’alternanza intensa di sentimenti: negazione, dolore, conforto, disillusione e accettazione si susseguono senza sosta. Perché la guarigione possa avvenire, alla ricerca deve seguire anche il distacco.
La relazione ha ancora bisogno di essere chiarita — ad esempio attraverso la rabbia, perché chi ci fa arrabbiare è molto presente dentro di noi…
Il defunto viene cercato nuovamente — non per congedarsi in modo definitivo, ma come una forma di relazione “propria”, ancora possibile…
Il tentativo di vedere il defunto come una parte di sé stessi.
Non si tratta di rimozione, ma del tentativo di integrare ciò che quella persona ha rappresentato nella nuova trama della propria vita.
La ricerca della terza fase del lutto si svolge per lo più nei luoghi che il defunto frequentava nella vita condivisa: chi è in lutto visita posti familiari, stanze e paesaggi, ripercorre passeggiate consuete, rivive — anche solo con il pensiero — vecchie vacanze, ritrova oggetti ricordo, tira fuori abiti dall’armadio, sfoglia album di fotografie…
A tutto ciò possono aggiungersi:
• l’adozione di abitudini e stili di vita del defunto
• il riconoscere il defunto negli altri
• sogni e fantasie
• dialoghi interiori / colloqui immaginari ecc.
In tutte queste attività di ricerca è importante che chi è in lutto riesca poi anche a lasciar andare. Sfoglia, ad esempio, le vecchie fotografie, si ricorda con gioia e malinconia dei momenti belli — ma poi, magari con un sospiro, passa alle foto più recenti, scattate dopo la scomparsa.
Questo dialogo sostituisce inizialmente il partner perduto — ed è particolarmente importante per le persone più anziane — e offre l’opportunità di confrontarsi con lui e con i nodi irrisolti del passato. La “guida interiore” continua a evolversi e a cambiare, e da questa evoluzione nasce un nuovo interlocutore interiore che prende il posto del defunto. A poco a poco, così, diventa possibile il distacco. Attenzione: se questa guida interiore non si sviluppa ulteriormente, esiste il rischio che chi è in lutto si blocchi in un legame senza via d’uscita, rendendo impossibile qualsiasi distacco. In questa terza fase si alternano momenti di profonda disperazione e depressione. Chi è in lutto sente che la propria vita non tornerà mai come prima e che non vale più la pena di viverla. Possono emergere pensieri suicidari.
Da settimane ad anni — in base al ritrovamento “esteriore” e “interiore”:
• Ritrovare i valori che erano presenti nella relazione.
• Scoprire possibilità che diventano proprie, perché il defunto non le occupa più.
• Duesta parte è particolarmente importante nel processo di distacco!
• Ritrovarsi nei luoghi condivisi, che un tempo si frequentavano insieme, ecc.
• Non spingere ad abbandonare la ricerca — considerata “priva di senso” — né ad accettare subito la perdita.
• Accettare che la ricerca si ripresenti più volte e in forme diverse.
• Tutti i vissuti del passato possono essere espressi liberamente, senza alcun filtro.
• Ascoltare — anche quando si conoscono già tutte le storie.
• Prendere sul serio i sentimenti che riemergono attraverso i ricordi o i racconti.
• Lasciare spazio alle fantasie che mettono in dubbio la morte del defunto, senza però alimentarle in prima persona.
• Accogliere le fantasie di rapimento (frequenti nei casi di vittime di guerra senza corpo ritrovato).
• In presenza di esternazioni suicide, garantire un accompagnamento continuativo (è necessario un aiuto professionale!).
• Affiancare chi mostra i primi segnali di riorientamento.
Ferite
Finché porti rancore verso qualcuno, sei tu a trascinare un peso enorme,
e non è l’altro la vittima, ma tu stesso!
Finché rimani concentrato sulle tue ferite, dai potere a chi ti ha fatto del male.
Il dolore cronico di sentirsi feriti logora l’anima e il corpo.

Immagine: un partecipante al corso durante un esercizio sul dolore e il lutto.
Istantanea da un corso TELOS
Foto: TELOS
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dott.ssa Magdalena Gasser
Direttrice dell'istituto | Sviluppo del personale | Coaching