
La cosa più importante non sono i buoni consigli, ma semplicemente il dialogo!
Perché il Natale è così spesso fonte di problemi? Perché le crisi esplodono proprio durante le feste? Perché proprio ora, in questo periodo “di pace”? La risposta in breve: aspettative troppo alte che restano deluse — meglio ridimensionarle che perdere la testa. Una rivista ha voluto approfondire il fenomeno e ha intervistato il fondatore del nostro istituto, lo psicologo e psicoterapeuta Dott. Elmar Teutsch. Ecco alcuni estratti dalla conversazione:

Alcuni ritagli di giornale come esempio delle numerose interviste al nostro fondatore, lo psicoterapeuta Dott. Elmar Teutsch.
Perché il Natale è così spesso fonte di problemi?
È vero: il Natale è in cima alla classifica delle crisi di coppia e familiari. In molti vivono le feste come un incubo vero e proprio — mai come in questo periodo i centri di ascolto sono così sommersi di richieste. Urlare invece di cantare, cedere ai nervi invece di raccogliersi: è, purtroppo, la realtà di molti Natali. La causa principale sta nelle aspettative spesso del tutto irrealistiche su come dovrebbero essere le feste: occhi di bambino che brillano, candele che tremolano, l’atmosfera dell’albero addobbato, armonia e serenità ovunque e, se possibile, anche la neve. Queste immagini sono diventate sinonimo di Natale, del “buon tempo antico”. Ma ciò che la memoria abbellisce non è la felicità vissuta davvero: sono ricordi d’infanzia idealizzati. E bambini non lo siamo più. Così ci diamo da fare, pianifichiamo, ci affanniamo, corriamo. Eppure partiamo dal piede sbagliato: dimentichiamo troppo facilmente che la felicità non dipende dalle dimensioni dell’albero, dall’abbondanza del cenone o dalla quantità di regali. L’impegno non sostituisce l’armonia.
Cosa fare, allora?
Via le aspettative esagerate e irrealistiche! Lasciate perdere l’illusione che una sola serata, per quanto speciale, possa cancellare magicamente un anno intero di litigi, tensioni, delusioni e stress. Parlatevi con le persone care: come volete trascorrere il Natale? Dove, quando, con chi e con quali aspettative? Trovate insieme un modo in cui ognuno possa sentirsi a proprio agio. E liberatevi di quei torturatori che proprio a Natale si fanno sentire di più: “si dovrebbe”, “bisognerebbe assolutamente” e “è sempre stato così”. Costruite il vostro Natale non come “si dovrebbe”, ma come volete davvero voi e le persone che amate!
Che consiglio dà a chi vive il Natale con difficoltà?
Nessuno. Perché la cosa più importante non sono i buoni consigli, ma semplicemente il dialogo. Se chi soffre trova qualcuno che c’è, che ascolta con benevolenza e senza giudicare, qualcuno con cui potersi sfogare liberamente, è già un primo passo fuori dalla crisi. Non c’è mai periodo in cui il telefono del nostro istituto squilli così tanto. E molto spesso, nel corso delle conversazioni, emerge che il vero problema non si chiama “Natale”, ma “relazione” — con radici nell’infanzia che affondano ben più in profondità e che si sono consolidate nel tempo. Sul lungo periodo, il lavoro in gruppo si rivela particolarmente prezioso. Ed è proprio per questo che da molti anni conduciamo percorsi di crescita personale con incontri periodici, sia per donne che per uomini.
A proposito di Natale: come la mettiamo con i regali?
Quando il regalo diventa un obbligo, qualcosa non funziona. Ciò che offriamo per pressione sociale, per dovere familiare o convenienza di vicinato non è un dono: è pegno, riscatto, facciata. E rimette in moto lo stesso gioco anno dopo anno. Quando ci ritroviamo tra le mani la scatola di cioccolatini che avevamo regalato due anni prima, sappiamo che è ora di smettere con questa commedia. Chi regala con piacere, regali pure e ne goda; chi lo fa per obbligo, smetta — per amore di sé e dell’altro.
Lo spunto per questa conversazione è stato naturalmente il Natale: per alcuni le feste sono il momento in cui ci si ferma ad ascoltarsi e si prendono decisioni su come proseguire la propria vita. Ci si chiede se la rassegnazione sia davvero l’unica strada, se la routine sia inevitabile, se i problemi debbano restare sempre gli stessi. E molti avvertono allora il bisogno e la disponibilità a trasformare il desiderio di cambiamento in azione concreta.

Immagine: urlare invece di cantare, cedere ai nervi invece di raccogliersi — la triste realtà di molti Natali.
Foto: un partecipante durante una formazione TELOS
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dott.ssa Magdalena Gasser
Direttrice dell'istituto | Sviluppo del personale | Coaching