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Soddisfazione e frustrazione al lavoro: guidare sotto pressione

Tra aspettative e burnout: ripensare la leadership

Portare responsabilità significa anche: non perdere se stessi.

Soddisfazione e frustrazione al lavoro: guidare sotto pressione – quando la responsabilità diventa un peso

Tra pressione e appartenenza – di cosa hanno davvero bisogno le persone al lavoro

Digitalizzazione, crisi e carenza di talenti mettono le aziende sempre più sotto pressione. Un mondo del lavoro in rapida evoluzione innalza le aspettative a tutti i livelli. Chi ne risente di più sono proprio le persone che tengono in piedi le organizzazioni: i collaboratori, i responsabili intermedi e la direzione aziendale. Ogni livello affronta sfide specifiche. Quali sono i principali fattori di stress? E come si può guidare con equilibrio anche quando la pressione è alta?

1. I collaboratori sotto pressione – tra aspettative e sovraccarico quotidiano

Obiettivi poco chiari, scarso riconoscimento, prestazioni sempre più elevate: per molti collaboratori la routine lavorativa diventa insostenibile. I fattori di stress più comuni:

  • Sovraccarico da multitasking e carenza di tempo
  • Insufficiente recupero (ferie, pause, tempo libero)
  • Pressione emotiva nel contatto con i clienti
  • Mancanza di prospettive e timori per il futuro

Riferimento scientifico:
Secondo lo studio Eurofound 2023, i collaboratori soffrono soprattutto della combinazione tra mancanza di autonomia e crescente incertezza. Burnout e disimpegno lavorativo sono in aumento (Maslach et al., 2022).

2. I responsabili intermedi: intrappolati nella posizione sandwich

I responsabili intermedi si trovano in una posizione particolarmente delicata. Sono chiamati ad attuare le decisioni strategiche e al tempo stesso a stare vicini ai propri team. La cosiddetta posizione sandwich genera tensioni continue: da un lato le direttive della direzione — spesso senza margini di contributo — dall’altro i bisogni delle persone. Manca quasi sempre una formazione mirata sulle soft skill: comunicazione, gestione dei conflitti, autogestione. Solidi sul piano tecnico, ma privi di una vera preparazione alla leadership, molti responsabili intermedi si trovano schiacciati tra:

• Pressione dall’alto (obiettivi, direttive, reporting)
• Conflitti e tensioni nel team
• Scarsa autonomia decisionale
• Poco spazio per la riflessione e la crescita personale

Riferimento scientifico:
Secondo uno studio della Deutsche Gesellschaft für Personalführung (DGFP, 2022), molti responsabili si sentono “stretti tra tutte le parti”. Le soft skill sono riconosciute come competenze chiave, ma raramente vengono coltivate. Molti responsabili intermedi si sentono sicuri sul piano tecnico, ma impreparati su quello psicologico. Il rischio: demotivazione, isolamento e perdita di capacità innovativa.

 

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Immagine: la leadership non è una sfida solitaria – servono struttura e sostegno!
Scatto da uno dei nostri corsi di leadership all’aperto a Milano.
Foto: TELOS

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3. La direzione aziendale sotto pressione: spegnere incendi invece di costruire il futuro

Anche ai vertici aziendali la pressione è enorme:

  • Responsabilità strategiche in un contesto di mercato incerto
  • Problemi di successione e carenza di talenti
  • Scarso contatto con i collaboratori
  • Sovraccarico operativo legato alla gestione quotidiana

Cambiamenti di mercato, digitalizzazione, crisi globali, carenza di profili qualificati e questioni di successione richiedono decisioni strategiche — spesso con un dialogo limitato con le persone dell’organizzazione. A tutto questo si aggiungono gli impegni operativi, che lasciano poco spazio allo sviluppo di lungo periodo. Molti leader aziendali scivolano in una mentalità da “vigili del fuoco”: reagiscono all’emergenza invece di dare forma al futuro.

Ricerca scientifica:
Gli studi della Harvard Business Review (2023) lo confermano: più si sale nella gerarchia, più cresce il rischio. I vertici aziendali sono particolarmente esposti a sovraccarico, esaurimento decisionale e isolamento — con conseguenze negative per l’intera organizzazione.

Conclusione: la responsabilità ha bisogno di equilibrio

Guidare sotto pressione non è un’eccezione: è la normalità. Ciò che conta davvero è come le organizzazioni rispondono a questa pressione. Servono sostegno concreto a tutti i livelli: riconoscimento, formazione, comunicazione chiara e una cultura della leadership che lasci spazio all’errore e favorisca la crescita. Solo chi è psicologicamente solido e strutturalmente affiancato può portare avanti la propria responsabilità nel tempo — verso le persone, i progetti e il futuro.

Spunti pratici per le organizzazioni

Pressione da ogni direzione — eppure continuare a guidare con chiarezza? Non basta più ricoprire un ruolo: occorre capire prima di agire, soprattutto nei momenti difficili. Ogni responsabile dovrebbe chiedersi: “Sto guidando o sto solo spegnendo incendi?”

  • Per i collaboratori: obiettivi chiari, feedback, riconoscimento e flessibilità nel recupero
  • Per i responsabili intermedi: percorsi su comunicazione, autonomia e delega
  • Per la direzione aziendale: creare spazi strategici, favorire il dialogo con i collaboratori, definire le priorità

 


Immagine: sandwich, stress e strategia: la leadership ha bisogno di sostegno, soprattutto nei momenti difficili!
Scatto da uno dei nostri corsi di leadership in aula.
Foto: TELOS

 

Certo, guidare un’organizzazione non è una vacanza.

A volte, però, sembra un’acrobazia su una fune tesa sopra un fiume di lava — senza rete, con tre email sul telefono e una riunione tra dieci minuti. Chi conosce la posizione sandwich lo sa bene: il pane è secco, il ripieno indigesto e l’appetito è scomparso da tempo. Mentre in alto si ragiona di strategia, in basso il rubinetto della soddisfazione dei collaboratori perde senza sosta. Sembra divertente? A volte sì. Ma di solito solo a posteriori — quando finalmente si dorme, si è tornati dalle ferie o si è imparato a dire no. Non serve un’altra lista di dodici metodi per potenziare la resilienza. Serve più coraggio nel parlare delle incertezze. Più spazio per respirare. E sì — anche più ironia. Chi sa ridere di sé stesso regge meglio la tempesta. O ci balla dentro.

E allora, cosa fare?

Mollare tutto e ritirarsi in un monastero tibetano? Può aiutare, certo. Ma più la vostra anima che la vostra azienda. Stringere i denti e spingere al massimo? Può funzionare, ma solo per pochissimo — poi la situazione peggiora. Leggere qualche libro? Valido, senz’altro. Ma quando trovate il tempo? Una formazione mirata? Decisamente sì — a patto di scegliere il percorso giusto. Scoprite qui come potenziare le performance dei vostri collaboratori e cosa potete fare per voi stessi come responsabili in un contesto professionale:

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dott.ssa Magdalena Gasser
Direttrice dell'istituto | Sviluppo del personale | Coaching