
Come capire se il lavoro sistemico fa al caso vostro
Le costellazioni familiari dividono: c’è chi ne è convinto sostenitore e chi storce il naso già alla sola parola. Comprensibile. Tra ciarlataneria e metodo efficace il confine non è sempre nitido. Eppure, per chi si occupa di leadership, dinamiche di team, conflitti o relazioni personali, vale la pena guardarle con occhio critico e aperto. Cosa possono davvero offrire? Dove finiscono i loro limiti? E quando è meglio lasciar perdere?
“Sono ciò che sono stato. E ciò che sono stato l’ho vissuto nella mia famiglia.” Il sistema familiare ci plasma e continua a influenzarci: nella vita professionale come in quella privata. Non è un caso che tante persone che partecipano ai nostri percorsi tornino a parlare della propria famiglia d’origine. E non è un caso che intere scuole di psicoterapia abbiano fatto di questo tema il loro fulcro. Un concetto che circola spesso in questi ambienti è quello delle costellazioni familiari, o più precisamente della “terapia sistemica”. In molti ne hanno sentito parlare, in pochi la conoscono davvero. Molti ne hanno ascoltato storie, pochissimi vi hanno partecipato. C’è chi la critica apertamente e chi invece ne diventa un convinto sostenitore.
Sotto la guida di un terapeuta — si spera esperto — un partecipante sceglie all’interno del gruppo alcune persone che rappresentano i membri della sua famiglia: padre, madre, fratelli e sorelle, e così via. Le dispone nello spazio e osserva. I “rappresentanti” descrivono poi le sensazioni che provano. Il terapeuta interviene, con delicatezza o con decisione a seconda del suo approccio, e “riordina” il sistema familiare.
Persone che non sanno nulla del partecipante — e tantomeno della sua famiglia — cominciano ad avvertire gli stessi vissuti. L’uomo scelto per rappresentare il fratello sente all’improvviso il bisogno di allontanarsi dal gruppo, senza sapere che il fratello vero era emigrato in America. La donna nel ruolo della madre non riesce più a stare in piedi e deve sedersi, senza sapere che la madre era stata paralizzata. Un altro perde improvvisamente la vista — il padre che impersona era cieco. Gli esempi si moltiplicano.

Immagine: istantanea da una costellazione familiare.
Foto: TELOS
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In questo senso il mito delle costellazioni familiari sembra trovare conferma. Ma il vero valore non sta nella straordinaria corrispondenza che si ripete ogni volta, quanto piuttosto nel fatto che una costellazione funziona come un riflettore: illumina situazioni familiari irrisolte e può aprire nuove prospettive e percorsi di cambiamento.
Attenzione, però: si tratta di uno strumento potente, inadatto a formati brevi e intensivi. In poco tempo ci si può ritrovare con il proprio mondo interiore completamente a nudo — ma altrettanto in fretta il corso finisce. E spesso prima di aver avuto il tempo di “rimettere ordine” dentro di sé. È quindi importante affrontare questa esperienza esclusivamente nell’ambito di un percorso terapeutico continuativo. Anche questo lo trovate facilmente in Alto Adige. Con il giusto accompagnamento, una costellazione familiare può diventare un’occasione preziosa per conoscersi più a fondo. E questo, ammettiamolo, è sempre stimolante.
Quando vecchie abitudini, antichi dolori e schemi superati sembrano impossibili da scrollarsi di dosso, non significa che non abbiate lavorato abbastanza su voi stessi — né che le cose debbano restare così per sempre. A volte certi “pesi del passato” sono semplicemente più tenaci degli altri. In questi casi, affidarsi a un professionista è la scelta più efficace. Esistono metodi consolidati, sperimentati da centinaia di persone, che portano a soluzioni rapide e durature. Ecco alcuni strumenti particolarmente validi dalla nostra “cassetta degli attrezzi”:


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dott.ssa Magdalena Gasser
Direttrice dell'istituto | Sviluppo del personale | Coaching